Castello di San Martino della Vaneza - Cervarese Santa Croce-

Castello di San Martino della Vaneza – Cervarese Santa Croce (PD)

castello di san martino della vaneza
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Il Castello di San Martino della Vaneza si trova a Cervarese Santa Croce, in provincia di Padova, ed esattamente lungo l’argine del fiume Bacchiglione, ai confini tra il territorio padovano e quello vicentino. Fin dall’antichità ha rappresentato un importante centro di difesa militare, acquisendo da subito grande rilevanza sia dal punto di vista strategico che mercantile.

Il maniero si erge su di un appezzamento di forma oblunga e di piccole dimensioni, che in dialetto fin dal medioevo viene detto “vaneça”, dove, poco lontano, esisteva un’antichissima chiesetta dedicata a San Martino, da cui il nome del baluardo.

Per risalire all’origine del piccolo fortilizio, dobbiamo trasportarci sino all’anno Mille, epoca in cui i documenti d’archivio menzionano la presenza di una palizzata lignea e di una torre di avvistamento, sorta per controllare questo delicato territorio di frontiera. Risparmiato dalle devastazioni perpetrate da Ezzelino III da Romano, fu donato, nel 1324, dal Comune di Padova alla signoria Carrarese che innalza la torre ai 27 metri attuali, edifica i due corpi di fabbrica laterali, i camminamenti di ronda e ricostruisce il muro di cinta in pietra di trachite.

Quale residenza del comandante del Castello e di tutto il campo militare, la torre fu organizzata come un vero e proprio alloggiamento, distribuito su sei piani. Il complesso presenta ancora le tracce delle tecniche costruttive atte alla difesa, come le feritoie alte e strette al piano terra del recinto, o la garitta di guardia sul lato meridionale. Il Castello fu sempre invincibile e, come ricordano le fonti, cadde solo per tradimento, diventando così proprietà del Demanio Veneto.

Il 1405 fu l’anno in cui i Veneziani trasformarono il castello in un vero e proprio centro commerciale sviluppando un florido e funzionale porto fluviale. L’attività principale consisteva nello smistamento di semilavorati di legno provenienti dai boschi limitrofi, occorrenti ai cantieri veneziani. Si assistette alla nascita inoltre, di piccoli borghi dove si affacciarono le prime osterie che svolgevano le loro funzioni commerciali sia all’interno del castello, sia nelle sue immediate vicinanze.

Con la caduta della Serenissima, il Castello visse un periodo di abbandono e, dopo alcuni passaggi di proprietà, nel 1978 fu donato dagli ultimi proprietari, gli Antonini Papafava dei Carraresi, al Consorzio per la valorizzazione dei Colli Euganei e quindi alla Provincia di Padova che ha promosso un’importante opera di recupero, trasformandolo in museo archeologico della civiltà fluviale del Bacchiglione dove sono conservati reperti preistorici dell’età del bronzo, canoe fossili, reperti romani, ceramiche e strumenti domestici medioevali e un raccolta di carte fluviali e idrografiche del territorio padovano.

Leggende

Il Castello di San Martino, al pari di altre fortificazioni cela misteri e leggende.

Una credenza popolare scorge alcuni tratti del paesaggio, ispirati al castello, sullo sfondo del capolavoro del Giorgione “La Tempesta”.

Altri racconti narrano di figure leggendarie che con le loro storie (forse vere o forse solo immaginate) rendono ancora più misteriosa l’atmosfera che pervade San Martino.

Nelle narrazioni tramandate, il castello è lo scenario di una vicenda legata alla vocazione commerciale, che vede protagonista una giovane ed intrepida donna. Sostenitrice degli ideali rivoluzionari che nel 1848 sconvolsero gran parte dell’Europa, conduceva l’osteria sorta fra le antiche mura del fortilizio, organizzando, nel periodo dell’occupazione austriaca, il trasporto clandestino da una riva all’altra del Bacchiglione dei patrioti e cospiratori, che per evitare la cattura, dovevano sfuggire dalla polizia austriaca.

Tra cronaca e leggenda si confonde un’altra storia, la cui protagonista si chiama Bice: una donnetta schiva e taciturna che abitava in solitudine, in un tugurio attiguo al castello. Tutti i giorni Bice entrava di nascosto nella torre attraverso una porticina di cui lei sola possedeva la chiave: fra le mani una brocca e chissà cos’altro celato tra le pieghe delle vesti. Chi o cosa era nascosto tra quelle mura? Un mistero che fece gravare sulla povera donna l’accusa di stregoneria. Venne il giorno in cui non fu più intravista al suo abituale appuntamento alla torre del maniero. La gente del villaggio si fece coraggio ed entrò nella sua dimora trovando la povera donna morente, riversa in un pagliericcio. Bice chiese di essere portata al cospetto della torre dove volse il suo ultimo sguardo. Solo in quel momento, la gente del villaggio vide per la prima volta, il rosseggiare di un magnifico roseto.

 Leggende tratte da: “Il Castello di San Martino della Vaneza a Cervarese Santa Croce – Storie nella Storia: da roccaforte a porto fluviale, a Museo del fiume Bacchiglione” di Alberto Espen

 

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