Castiglioncello - Imola –

Castiglioncello – Imola

Castiglioncello
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Indagine organizzata dal Ghost Hunters Bagnacavallo.

Dopo aver passato il comune di Castel del Rio, ci troviamo nella frazione di Morraduccio. Parcheggiamo la macchina, e proseguiamo a piedi fino ad arrivare ad un ponticello. Proseguiamo verso una strada in salita; la distanza dal fiume alla nostra meta, cioè il paese abbandonato di Castiglioncello, è comunque molto breve. Passati tre piccoli tornanti compare a un certo punto, davanti a noi una meravigliosa quercia. Da qui parte un piccolo e stretto sentiero che si deve percorrere per un centinaio di metri per raggiungere il primo bivio di Castiglioncello. Verso sinistra si raggiungono le prime abitazioni, quasi tutte senza porte né finestre; percorriamo gli stretti viottoli, tra le case desolate . Illuminati solo dalle nostre torce a UV e quelle normali, scorgiamo nella penombra, a malapena, le sagome di oggetti rotti e abbandonati, forse tavoli, forse sedie. Ogni soglia t’invita a entrare, in alcune compare la scala di cemento che porta ai piani superiori. Camminiamo ed ecco la chiesa, o meglio quello che è rimasto del Parrocchia SS Giovanni e Paolo dove s’innalza autorevole il campanile quasi del tutto intatto, come a volersi imporre a tanto abbandono e come guardiamo dei pochi ruderi rimasti.  Non mancano di passare nella mente nitide immagini di una terra viva, vissuta, dove sembrerebbe essersi fermato il tempo ed è sufficiente rivolgere lo sguardo alla struttura di questi edifici, osservare le singole pietre di questi muri, per coglierne il passato e vedere uomini intenti nell’opera di costruzione di queste case.

Non possiamo che confermare le forti emozioni che solo un luogo come questo può far provare, il fascino dell’abbandono di qualcosa che è stato vissuto profondamente, la meraviglia della natura che riprende possesso di una terra che un tempo fu calpestata da uomini.
Torniamo indietro all’ultimo bivio s’imbocca l’altra stradina che conduce a un piazzale d’erba aperto dove il panorama delle montagne e le luci dei paesi, che ora si osserva dall’alto, lascia letteralmente sbalorditi. Ancora edifici quasi tutti senza tetto e con tanta vegetazione dentro. In alcune pareti sopravvissute ai crolli la splendida immagine di finestre oltre le quali lo sguardo può proseguire verso l’aperta valle del Santerno.

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Le tre foto sono tre analisi diverse, alterando solamente i colori, quello che emerge è una presunta sagoma di un bambino/ragazzo, ben definito il viso, la capigliatura, il busto ed il braccio destro. [foto/analisi di Andrea Pugliese]