Come si manifestano le entità? –

Come si manifestano le entità?

fenomeni-paranormali-entita-astrali
Facebooktwittergoogle_plus

Entità, esseri di luce, ombre…. Tutto ciò che fa parte della scienza trascendentale a oggi, potrebbe avere una sua spiegazione logico/scientifica. Se partiamo dal presupposto della fisica quantistica che afferma il multidimensionalismo, potremmo pensare che vi possano esistere più dimensioni in uno stesso spazio/tempo, ma “loro” possono arrivare a noi? Si sa che per logica deduzione, che una manifestazione, sia trans medianica sia meta visiva o altro, nell’interagire con questo spazio, altera sia il campo magnetico sia la temperatura ambientale, quest’ultima tra l’altro, può variare in negativo (sintomo o registrazione sul freddo) se entità positiva e in positivo (sintomo o registrazione sul caldo) se entità negativa, naturalmente su accertamenti pratici. Le entità si manifestano nel mondo dei vivi per diverse ragioni e in molti modi: producendo rumori, spostando oggetti, trasmettendo messaggi scritti e orali, provocando visioni fugaci e, a volte, addirittura con apparizioni corporee e fenomeni simili, senza una causa apparente. I medium, cioè quelle persone, che possiedono la facoltà di captare la presenza degli spiriti in virtù di una speciale costituzione del fluido elettromagnetico (che mantiene uniti il corpo e l’anima in questo mondo), costui attraverso il quale le anime dei defunti agiscono sugli oggetti del mondo fisico, trasmettono le loro comunicazioni ed entrano in contatto con chi assiste alle sedute medianiche.

Essendo stati separati dalla materia a causa della morte, gli spiriti non potrebbero manifestarsi nel mondo corporeo senza l’aiuto dell’energia attiva che prendono in prestito dall’organismo vivo di un medium.

Questi contatti con l’aldilà, che in altre epoche erano considerati fatti meravigliosi e fantastici, imputati alla magia, alla stregoneria o all’immaginazione malata o all’eccessiva credulità, secondo la dottrina spiritista non alterano assolutamente l’ordine dei fenomeni naturali. Sono semplicemente conseguenza del progetto divino della Creazione, nel quale l’essere umano e l’universo visibile non occupano che una parte insignificante.

L’uomo moderno, a differenza dell’uomo dell’antichità, servendosi quotidianamente dell’elettricità, sa perfettamente di utilizzare una forza invisibile che si genera nell’ambito della natura.

Molto simile a questa è la spiegazione data dagli spiritisti: i defunti si sono manifestati ai vivi in tutte le epoche della storia dell’umanità.

Nelle opere fondamentali sulla teoria spiritista lo spiritismo moderno è definito come “una scienza positiva e filosofica che osserva e analizza con il massimo rigore scientifico i fenomeni paranormali e, al tempo stesso, approfondisce gli insegnamenti derivanti dalla comunicazione con gli spiriti”.

Ciò significa che, nel suo aspetto scientifico, lo spiritismo studia la natura degli spiriti, la loro origine e il loro destino oltre alle caratteristiche delle loro manifestazioni e in genere di tutti i tipi di relazioni che essi possono stabilire con il mondo dei vivi. Con la dottrina filosofica impregnata di profonda religiosità, lo spiritismo s’incentra sulla conoscenza dei precetti morali predicati dalle entità nei loro messaggi, nel tentativo di rivelare l’ignoto sentiero percorso dall’anima umana dopo la morte del corpo.

Poiché si ammette l’esistenza degli spiriti e si riconosce la loro essenziale identità con l’anima immortale dell’uomo, spogliata del suo corpo fisico, perché mai non dovremmo accettare che possano desiderare o aver bisogno di mettersi in contatto con i mortali?

Questo è ciò che chiedono gli spiritisti.

In fondo, lo spiritismo non insegna né scopre nulla di nuovo: le prove su cui si basa l’esistenza degli spiriti e i loro rapporti con il mondo dei vivi sono antichi quanto l’uomo. Ogni cultura primitiva ha conosciuto profeti e veggenti, fantasmi e case stregate. Partendo dalla sfera del mondo naturale visibile, tutti i popoli e tutte le religioni hanno fondato la loro speranza ultima in un mondo soprannaturale, separato dalla frontiera della morte, in cui le anime dei trapassati, ossia la parte immortale e non corporea dell’uomo, prosegue la loro esistenza.

La novità apportata dalla dottrina spiritista, quando questa apparve come tale a metà del XIX secolo, consiste nell’aver scoperto la chiave che offre la spiegazione logica di questi fatti.

Superando la linea tradizionale che definisce l’uomo come un essere composto di corpo e anima, lo spiritismo afferma l’esistenza di un terzo elemento, indistruttibile e di natura fluidica, definito perispirito. Questo corpo etereo è una specie d’involucro dotato di proprietà elettromagnetiche che, in vita, mantiene l’unione dell’anima, o spirito, con il corpo mortale dell’essere umano. Al momento della morte, l’anima abbandona il corpo, ma conserva il perispirito, che è il vero intermediario attraverso il quale il mondo materiale degli spiriti può entrare in contatto con il mondo fisico della materia.

Per gli Assiri e i Babilonesi, i morti, che essi immaginavano trasformati in un soffio immortale o in una sorta di “vapore” che percorreva gli spazi dell’aldilà, erano in grado di conoscere il destino dei mortali. Questi ultimi li invocavano spesso mediante pratiche e rituali magici in modo da ottenere i loro consigli.

L’idea centrale della dottrina spiritista, ossia la teoria del perispirito, era già stata formulata anticamente dagli Egizi.

Gli Egizi credevano in un “doppio”, un duplicato dalla natura invisibile, che chiamavano Ka e che, secondo loro, coesisteva nell’uomo insieme al corpo mortale e all’anima immortale. Al momento della morte, l’anima (Ba) si accingeva a intraprendere un lungo viaggio attraverso le sfere dei mondi superiori e in seguito s’incarnava in un altro essere umano. Durante il trascorrere di ogni incarnazione l’anima doveva purificarsi progressivamente fino a raggiungere la perfezione e con essa la liberazione totale. Il doppio, o Ka, una volta privato dell’anima, era trattenuto nelle spoglie mortali finché i resti perduravano. Per questa ragione s’imbalsamavano i morti e si costruivano tombe monumentali, in modo da assicurarsi la conservazione del proprio cadavere il più a lungo possibile e in un luogo sicuro. Quando anche le ultime spoglie sparivano, il Ka si trasferiva in una statuetta depositata nella tomba insieme al defunto e la “abitava” dotandola di poteri magici e miracolosi.

Questi trasferimenti di carattere magico, in cui l’anima o una parte immortale del defunto s’introduce in una statuetta o in un altro oggetto, costituiscono le credenze che diedero origine agli amuleti e ai feticci. Questi oggetti, che si supponeva animati da poteri soprannaturali, erano utilizzati da maghi e stregoni per fatture e guarigioni.

Tra gli antichi popoli che abitarono l’Europa, la credenza in un mondo invisibile abitato dalle anime dei morti si trova particolarmente radicata fra le tribù celtiche. Gli autori greci e latini ci hanno lasciato numerose testimonianze su questo popolo che, verso il V secolo a.C., giunse fino alla penisola iberica attraverso l’Europa centrale. I Celti credevano fermamente nella reincarnazione e nell’intervento degli spiriti nel mondo dei vivi. Come insegna anche ora lo spiritismo moderno, essi ritenevano che l’anima, dopo la morte, dovesse superare grandi difficoltà per potersi disincarnare, attraversando un periodo critico, che poteva variare da pochi giorni a diversi anni, prima di separarsi dal corpo.

In Oriente, la dottrina buddhista e l’induismo tradizionale (ispirato agli antichi Veda) sostengono alcuni principi che corrispondono perfettamente a uno spiritismo primitivo: il passaggio delle anime disincarnate a un altro mondo; il ritorno dell’anima sulla terra in nuove e successive reincarnazioni; il debito karmico, ossia gli effetti delle nostre azioni che pesano sull’anima nell’arco del tempo finché, per mezzo di successive reincarnazioni, lo spirito purificato s’integra in Dio, conoscendo allora uno stato di nirvana o beatitudine assoluta.

I Greci, che nelle loro dottrine filosofiche adottarono e rielaborarono non poche idee della tradizione orientale, credevano fermamente negli spiriti e negli oracoli. Lo stesso Socrate affermava di essere costantemente seguito da un saggio spirito familiare; Pitagora e Platone ammettevano l’esistenza degli spiriti e credevano anche nella dottrina della reincarnazione.

Nel mondo romano ogni casa, ogni famiglia e ogni città erano poste sotto la protezione di alcuni spiriti familiari (Lari). Le pratiche magiche erano assai frequenti in tutti gli strati della popolazione e tra queste soprattutto la magia divinatoria e le evocazioni dei trapassati. Queste credenze dovevano essere molto radicate tra i cittadini, poiché a lungo si è tentato di sopprimerle.

Con il trionfo del Cristianesimo, la magia perde il monopolio dei rapporti con il mondo soprannaturale. Il Dio annunciato dalla nuova religione è unico, perfetto e onnipotente; la natura obbedisce ciecamente alle sue leggi e non è concepibile un’altra forza superiore che possa costringere il Creatore a modificare i suoi disegni. Conseguentemente, tutto ciò che va contro l’ordine naturale, è un crimine contro Dio, il quale genera la vita all’uomo e la toglie con la morte. Dunque, qualsiasi tipo di pratica di carattere magico è un fatto demoniaco, intrinsecamente malvagio e condannabile.

Tuttavia, nonostante la durezza delle punizioni contro i colpevoli di stregoneria e di pratiche occulte, le dottrine esoteriche continuarono a sopravvivere clandestinamente.

Piccolo appunto personale: in prossimi articoli intendo parlare a proposito del rapporto/distinzione tra esoterismo, occultismo, stregoneria, poiché, come noto, la confusione che c’è parecchia.

Nel XVI secolo, Paracelso, che con le sue rivoluzionarie teorie era destinato a sconvolgere le basi della medicina tradizionale, confermava l’esistenza di un fluido magnetico universale. Questo fluido aveva, secondo l’ipotesi di Paracelso, un’influenza attiva sul corpo umano, in modo che sarebbe stato possibile applicare queste forze per la cura di malattie nervose e di altre affezioni in parte gravi.

Il fluido universale, che si è voluto in qualche modo mettere in relazione con la teoria spiritista, nel Trattato di medicina magnetica, pubblicato nel 1673 dal medico scozzese W. Maxwell, è definito come “il fluido vitale che unisce il corpo e l’anima”, cioè un elemento e una funzione molto simili alle qualità attribuite al perispirito.

Gli scienziati cercarono di trasformare le antiche superstizioni e le pratiche curative eterodosse in una medicina positiva basata sulla ragione e sulla misura.

La filosofia moderna, invece, incentra le sue riflessioni sul problema dell’uomo considerato in sé, cioè poiché creatura del regno animale che non può sottrarsi alle leggi del mondo naturale, e lascia ai teologi le questioni concernenti, la divinità.

Questa epoca vede, in tutti i rami del sapere, il germe di un atteggiamento di chiarificazione a favore della verità e della logica naturale che sboccherà nel razionalismo, i cui postulati costituiscono la pietra miliare su cui sono stati edificati in seguito la scienza contemporanea e il pensiero materialista del nostro tempo.

Ma anche se le conoscenze scientifiche possono offrire nei giorni nostri una spiegazione razionale per molti fenomeni che in passato, a causa dell’ignoranza delle leggi fisiche e chimiche, erano considerati effetti di un intervento divino o magico, esiste sempre un limite invalicabile al di là del quale altri fatti non meno concreti continuano a essere avvolti dal mistero.

Verso la metà del XIX secolo avvenne poi in America tutta una serie di fatti insoliti, in un primo tempo catalogati in quella zona di penombra che la ragione umana in un determinato momento storico non può ancora confermare. Ora, la chiave per spiegare quei fatti insoliti fu scoperta poco dopo, quando fu formulata la dottrina spiritista.

Veniamo ai fatti.

In una fattoria di Hydesville, nello stato di New York, si produssero strani avvenimenti che obbligarono la famiglia Weckman, che la abitava, ad allontanarsi precipitosamente.

Una notte, un grido di terrore svegliò i coniugi Weckman: proveniva dalla stanza attigua, occupata dalla loro figlioletta. Il padre, allarmato, accorse immediatamente e portò la piccola nella propria camera: la bambina era sotto choc. Grazie a Dio non le era accaduto nulla di grave e non appena si fu tranquillizzata tra le braccia della madre, spiegò di essere stata svegliata da alcuni strani rumori e si era sollevata a sedere sul letto. Fu allora che sentì una cosa fredda e bianca strisciare sul suo corpo fino al collo: era una strana mano dalle dita mobilissime; in quel momento, riferì, gridò e perse conoscenza. I genitori, presto, si tranquillizzarono, convinti si trattasse di un incubo e l’episodio fu dimenticato.

Ma, qualche settimana dopo, sempre di notte, alcuni colpi insistenti risuonarono sulle pareti di casa. La bimba si svegliò di soprassalto gridando: i colpi cessarono immediatamente. Comunque, l’idea che la casa potesse essere abitata da un fantasma ossessionava la signora Weckman, la quel, d’accordo col marito, decise di abbandonare la casa e trasferirsi quanto prima a New York.

Questi fatti avevano avuto luogo nel 1847; alcuni mesi più tardi, dei nuovi inquilini, la famiglia Fox, occupò la fattoria.

I Fox erano tenuti in grande considerazione nella locale chiesa metodista.

Probabilmente, trattandosi di persone molto religiose non prestarono la minima attenzione alle voci che circolavano per il paese secondo il quale la casa era stregata. Ma, non appena i nuovi abitanti si furono sistemati, i fenomeni ripresero. Il signor Fox avvertì le autorità e decise di montare la guardia di notte per qualche tempo.

In casa vivevano, oltre ai coniugi Fox, le loro due figlie minori, Margareth e Kate, di quattordici e dodici anni.

Dapprima spaventate, le ragazzine finirono, in seguito, per familiarizzare con l’entità. Una notte, come d’abitudine, furono svegliate da alcuni colpi che risuonavano nella stanza. Kate, la più piccola, si divertiva a rispondere, facendo schioccare le dita e rimanendo in ascolto finché non riceveva risposta. La signora Fox, seppur preoccupata per le figlie, vedendo che non accadeva loro nulla di male, decise di intervenire nella conversazione, dicendo all’entità di contare fino a dieci: dieci colpi risuonarono nella parete. Attraverso questo linguaggio dei colpi, ebbe la conferma di avere a che fare con un fantasma.

La notte seguente, dopo la mezzanotte, il fantasma si manifestò e, sempre utilizzando il linguaggio dei colpi, i Fox chiesero all’entità di rispondere alle loro domande. Uno dei presenti, un quacchero di nome Isaac Port, compose un rudimentale alfabeto in cui ogni lettera corrispondeva a un determinato numero di colpi.

Grazie a quest’alfabeto, fu possibile scoprire l’identità e la storia dello spirito che emetteva i colpi, il quale dice di essersi chiamato, in vita, Charles Ryan (o Charles Haynes), di professione venditore ambulante, che nel 1832, all’età di trent’anni, era stato assassinato da un precedente abitante della casa e sotterrato in cantina. Si scavò nel luogo indicato e furono ritrovati un pugno di capelli e ossa umane. Una volta verificati tutti i dati comunicati dallo spirito furono possibili confermare che un venditore ambulante di nome Charles Ryan era effettivamente scomparso misteriosamente nel 1832, quando aveva trent’anni. Era vedovo e padre di cinque figli.

Sembra che, tempo dopo, Kate ritrattò, asserendo, di esser stato lei a produrre i rumori, ma, in seguito, ritrattò quanto aveva ritrattato.

La notizia di queste “conversazioni” con i defunti si propagò rapidamente per tutta l’America e la casa di Hydesville si vide trasformata nel giro di poco tempo in un centro d’attenzione. Tra chi abitava nei dintorni, in un primo tempo concordi sulla sincerità dei Fox, le opinioni si erano divise. I più esaltati credevano di vedere in quegli avvenimenti la mano del diavolo e vi fu addirittura chi propose di appiccare fuoco alla fattoria. La famiglia fu allontanata dalla chiesa metodista; preoccupato dall’atteggiamento della gente, i Fox decisero di trasferirsi in un luogo più sicuro, e si stabilirono a Rochester, in casa della figlia maggiore. Ma anche lì, la situazione divenne presto insostenibile: di notte, strane luci si riflettevano sulle finestre, i mobili e le pareti scricchiolavano e gli oggetti della casa si spostavano da soli.

Fu allora che gli spiriti rassicurarono i vivi spiegando che non avevano nulla da temere: si erano manifestati perché era giunto il momento di far conoscere al mondo intero la verità eterna; accorrevano al fianco degli esseri amati per guidare i loro passi e per consolarli in questa valle di lacrime. Le sorelle Fox, che incominciavano allora la loro carriera di medium (non esenti da sospetti di mistificazione), ricevettero l’incarico di celebrare riunioni e assemblee in cui gli spiriti avrebbero comunicato i loro messaggi di pace e di felicità.

Nel giro di poco tempo, le riunioni spiritiche si moltiplicarono: non solo intorno a Margareth e a Kate Fox, ma anche con altri medium che grazie a loro avevano scoperto le proprie facoltà. Si formò, in questo modo, un primo nucleo di adepti, i quali, pieni di entusiasmo, organizzarono una grande assemblea pubblica il 14 novembre 1849 a Manchester. Quest’avvenimento segna l’inizio ufficiale del movimento spiritista. Nel1852, a Cleveland, si celebrava il primo Congresso Spiritista e nel 1854 vi erano in America più di tre milioni di spiritisti e circa diecimila medium attivi.

Una commissione di medium americani si dedicò, negli anni successivi, a percorrere i principali paesi d’Europa suscitando al suo passaggio un enorme interesse. Eminenti personalità del mondo scientifico, letterario, ecclesiastico, militare e artistico si mostrarono entusiasti nei confronti dei fenomeni. Nei salotti dell’alta società, frequentati da scrittori e filosofi, si discuteva appassionatamente l’argomento e si organizzavano riunioni in cui erano invocati gli esseri dell’Aldilà.

Terminando, adesso si può teoricamente fotografare l’essenza di un’entità usando anche apparecchiature fotografiche particolari usate per lo più nella fotografia scientifica. In commercio, infatti, vi sono sensori per macchina digitale sia interferenziali (per uv e ir) o solo per una lunghezza d’onda particolare. I sensori normali sono al nioblato di litio, in altre parole adatti a fotografare solo la luce visibile, ma ci sono sensori al quarzo esclusivamente per gli uv con trasmittanza pari a 200nm oppure per chi vuole “risparmiare”, basta levare il vetrino ir/uv cut posto davanti a sensore e sostituirlo con un altro o in uv pass o in ir pass, naturalmente poi per eseguire foto in una determinata lunghezza d’onda è consigliabile usare filtri esterni a seconda del vetrino uv/ir pass montato.