Il Castel San Zeno di Montagnana rappresenta una delle più antiche e importanti strutture militari della città. La sua origine risale all’epoca feudale, se non addirittura a un periodo precedente, e ancora oggi custodisce tracce delle varie epoche costruttive che ne hanno caratterizzato l’evoluzione.
La storia del Castello di San Zeno
Le prime fortificazioni sorsero nella zona orientale della città. Osservando attentamente le mura, si possono distinguere laterizi alternati a grossi blocchi di trachite, testimonianza delle differenti fasi di edificazione.
A differenza della Rocca, rimasta pressoché immutata, il Castello di San Zeno subì nel tempo numerosi rimaneggiamenti. Il fossato interno, esistente fino all’epoca austriaca, venne colmato e trasformato in piazzale, mentre la parte sud rimase aperta ancora per diversi secoli. I ponti originari in legno furono sostituiti nel XVIII secolo da ponti in cotto, le cui arcate sono tuttora visibili sotto il livello stradale.
L’androne di passaggio conserva due spesse muraglie con saracinesche, collegate da corridoi che un tempo mettevano in comunicazione il corpo del castello con la Torre. Un accurato restauro ha inoltre permesso di salvare il portone originale rinforzato da borchie metalliche.
La Torre di Ezzelino
Elemento distintivo della fortificazione è la Torre di Ezzelino, l’edificio militare più antico della città, che con i suoi 38 metri domina ancora oggi l’intera cinta muraria. Alla base misura 12 metri per lato, ridotti a 9 nella parte superiore, con muri spessi fino a tre metri.
In origine la torre era più bassa, ma nel corso dei secoli subì rialzi e modifiche strutturali. L’accesso era reso difficile da una porta sopraelevata e da percorsi difensivi progettati per resistere agli assedi. Le feritoie strombate consentivano il tiro degli arcieri, mentre caditoie e botole garantivano la protezione dall’alto.
Funzioni in epoca veneziana e austriaca
Nel ‘700 il castello ospitò le truppe veneziane e successivamente quelle austriache, che restaurarono le strutture aggiungendo un’ampia costruzione merlata sul lato est. In questo periodo, il castello ebbe anche un ruolo economico: i magistrati veneti vi gestivano l’immagazzinamento della canapa, destinata all’Arsenale di Venezia.
L’interno del Castel San Zeno
Oggi gli spazi interni sono adibiti ad attività culturali e museali:
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Ala veneziana → due grandi sale per conferenze e mostre
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Centro Studi sui Castelli (dal 1954) → raccoglie documenti storici di tutta Europa
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Biblioteca e Archivio municipale
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Prototeatro per eventi culturali
I Musei
All’interno del Castello si trovano:
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Museo Civico: reperti dell’età del Bronzo, paleoveneti, romani, ceramiche medievali e rinascimentali, dipinti e la necropoli romana dei Vassidi.
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Museo Martinelli Pertile: dedicato ai due celebri tenori montagnanesi Giovanni Martinelli e Aureliano Pertile.
La leggenda del fantasma di Tommaso da Mantova
La storia del Castel San Zeno non è fatta solo di pietra e battaglie, ma anche di leggende. Nel 1405, all’arrivo delle truppe della Serenissima, Tommaso da Mantova, podestà per conto dei Carraresi, rifiutò la resa. Fedelissimo al suo signore, si asserragliò nella Rocca degli Alberi fino alla cattura e alla successiva esecuzione.
Secondo la tradizione, il suo spirito ancora infesta il castello: luci misteriose si accendono e si spengono senza motivo, mentre strani rumori riecheggiano nelle sale e lungo le scale del Mastio voluto da Ezzelino III da Romano.
Nel 2005, un team di parapsicologi con sofisticate apparecchiature a infrarossi avrebbe persino filmato la sagoma di una dama eterea nel cortile interno: un’apparizione fugace, come un saluto proveniente dal passato.
Relazione indagine e foto
Video spostamento Gianfranco
ANALISI MATERIALE AUDIO
Durante una recente indagine paranormale abbiamo utilizzato diverse strumentazioni professionali per analizzare le anomalie sonore all’interno dell’edificio monitorato. L’obiettivo era quello di documentare possibili EVP (Electronic Voice Phenomena), meglio conosciuti come “voci dall’oltre”.
Strumentazione utilizzata
Per garantire la massima attendibilità dei risultati, sono stati impiegati:
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3 dispositivi digitali portatili (due Sony e un Olympus)
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un sistema ITC portatile
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un sistema audio composto da preamplificatore, mixer, due microfoni a larga banda e un microfono a bassa frequenza collegati a un PC portatile con software dedicato
Grazie a questa combinazione di strumenti, è stato possibile rilevare 14 anomalie sonore riconducibili a EVP.
Le interazioni con le entità
A differenza di quanto accaduto in precedenti indagini, le presunte entità hanno manifestato un’interazione mentre eravamo presenti. Questo particolare comportamento potrebbe essere spiegato dal fatto che le presenze necessitassero di energia dai presenti per poter comunicare.
1 – “Il cappio”
2 – “Francè” o “Non c’è” dopo la domanda di un’operatrice
3 – “Sì” dopo sensazione Orazio
4 – “E’ certo sì” dopo sensazione Orazio
6 – “Salvarci”
7 – mugugno
8 – rumore avvertito da Orazio
9 – segno ricevuto dopo domanda di Orazio
10 – Alla domanda di Orazio c’è la risposta: “due uomini”
11 – Alla domanda riceviamo come risposta “Betta”
12 – “Vita” (sotto la voce degli operatori)
13 – voce sotto le parole degli operatori
14 – urlo




















